L’Angelo ribelle è tornato alla casa paterna da figlio riconosciuto e accettato, perché amato.

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L’Angelo ribelle è tornato alla casa paterna da figlio riconosciuto e accettato, perché amato.

Ricordando il Poeta Vate Arthur Rimbaud e le radici della Rosa.

   INTRODUZIONE a “La Rosa che fiorisce ad Est” 

 Se  il sole sorge ad est, è LA che bisogna guardare per fiorire e costruire nella luce!

Per costruire il corpo di luce occorre conoscere l’Amore divorante e fare esperienza del Tabor.

Senza riferimento ai punti cardinali celesti, non si può edificare una città.

Lo stesso vale per il Corpo di Luce. Occorrono i punti di riferimento e una guida esperta. In mezzo a tanta oscura confusione, allora, perché non parlare di luce vivificante?

 

La Luce è veramente buona, in tutti i sensi e derivati. E la luce si diffonde con l’amore, generando e trasformando.

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2Egli era in principio presso Dio:
3tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
4In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta.
6Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.” Giov.1, 1-6.
E la memoria, di ciò che si trasforma, rimane anche in una mandorla; la traccia resta nel suo nocciolo, od osso, e il significato, di ciò che è, non si perde.

Esiste, dunque, un depositario consapevole della memoria evolutiva, esiste una mandorla, un Giovanni inaccessibile alla tenebra.

Torniamo alla parola ebraica “luz”, i cui diversi significati  vanno esaminati  con  la  massima  attenzione:  la  parola ha comunemente il significato di «mandorla» (e anche di «mandorlo», poiché designa,  per estensione,  sia  l’albero  sia  il  frutto)  o di «nocciolo»;  ora il nocciolo è quanto vi è di più  interiore  e  di  più  nascosto,  ed  è completamente  chiuso,  dal  che deriva l’idea di «inviolabilità» (che si ritrova nel nome dell'”Agarttha”).

La parola “luz”, inoltre, è il nome che viene dato  a  una  particella  corporea  indistruttibile, rappresentata  simbolicamente come un osso durissimo, particella alla quale l’anima rimarrebbe legata dopo la morte e fino alla resurrezione.

 Come il nocciolo contiene il germe, e  come l’osso contiene  il midollo,  questo  “luz”  contiene gli elementi virtuali necessari alla restaurazione dell’essere;  essa si  opererà  sotto  l’influsso  della    «rugiada celeste», rivivificando le ossa disseccate; a questo alludono le parole di san Paolo: «Seminato nella corruzione,  risusciterà nella gloria». 

Anche qui,  come sempre,  la «gloria» si riferisce alla “Shekinah”, considerata nel mondo superiore. La «rugiada celeste» è in stretta  relazione  con essa,  come si è potuto vedere prima.

 Essendo imperituro, il  “Luz”  è  nell’essere umano il «nocciolo d’immortalità»,  così  come il luogo designato con lo stesso nome è il «soggiorno d’immortalità»: là si  arresta,  in  entrambi  i  casi,  il potere  dell’«Angelo  della  Morte». 

 E’ in certo senso l’uovo o l’embrione dell’Immortale; può essere paragonato anche alla crisalide da cui deve uscire la farfalla; tale paragone traduce esattamente il suo ruolo in rapporto alla resurrezione.”[1]    

“ E Dio disse: Sia la luce. E la luce fu.”[2]

Prima di iniziare qualunque cosa, indipendentemente dal punto di vista, è necessario fare uno sforzo personale, per esprimere luce, che, illuminando, rigenera a vita rinnovata ciò che c’è, preparando la via a quello che ancora non è manifestato.

“ Voi siete la luce del mondo!” Per far comprendere meglio, il Maestro parlerà anche di sale:

Voi siete il sale della terra; ora, se il sale diviene insipido, con che lo si salerà?

Non è più buono a nulla se non ad esser gettato via e calpestato dagli uomini.

Voi siete la luce del mondo; una città, posta sopra un monte, non può rimaner nascosta;

e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere ed ella fa lume a tutti quelli che sono in casa.

Così risplenda la vostra luce nel cospetto degli uomini, affinché vedendo le vostre buone opere, glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”.[3]

La conseguenza di questa condizione, di essere luce fra gli uomini, è la realizzazione immediata delle buone opere personali, il cui fine è fare sì che gli uomini glorifichino il Padre di tutti.

Non si è buoni solo per se stessi o per gli altri, ma si è buoni per Dio, che di tutti è Padre e tutti unisce in Uno, qualunque siano la razza, la religione, il sesso di appartenenza o la condizione economica, poiché, davanti a Dio, non v’è differenza di persona.

Occorre produrre luce, in semplicità, proprio come fanno i bambini, i cui angeli vedono continuamente il volto del Padre (Matt. 18,10.)

Vale sempre il comando a diventare bambini di cuore (Matt.18, 3-4).

In quel mentre i discepoli si accostarono a Gesù, dicendo: Chi è dunque il maggiore nel regno de’ cieli?

Ed egli, chiamato a sé un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse:” In verità io vi dico: Se non mutate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete punto nel regno dei cieli.”

Questo processo, di tornare alla semplicità dei bambini, diventa completo se vissuto alla luce di: ” Gesù gli rispose dicendo:

In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio.

Nicodemo gli disse: Come può un uomo nascere quand’è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere?

Gesù rispose: In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne, è carne; e quel che è nato dallo Spirito, è spirito.

Non ti meravigliare se t’ho detto: Bisogna che nasciate di nuovo. Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né d’onde viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito.” [4]

La nascita di spirito è della stessa qualità, di quella avutasi alla Pentecoste, descritta in Atti 2, 1- 4 e riproposta da Guglielmo De Marcillat nel rosone del Duomo in Arezzo.

Il Maestro vetraio francese propone in quella chiesa, dalla prima vetrata a seguire, un percorso sapienziale, in cui suoi contemporanei, come Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, Raffaello vengono presentati come testimoni e trasmettitori di fatti formidabili, il cui significato è ancora valido al presente.

La nascita in spirito è la chiave necessaria per comprendere la qualità della dignità del Cristiano, che svela la sua magnificenza nell’umiltà dell’Ancella Domini (mi sia fatto, secondo la Tua volontà, in pieno rispetto del mandato divino dato dal Padre alla creatura umana:Genesi [5] ).

Questo aspetto maestoso della vita riportato, con tutta la grazia che gli compete, nella nostra vita quotidiana.

La povertà di spirito e la mansuetudine danno maggiore materiale per fare ardere a questa luce. La povertà dello spirito – la madonna povertà di San Francesco o il faqr divino per altri – è tale solo se la candela della vita si fa accendere dal fiammifero dell’ Io sono la Luce del mondo, di Giov. 9,5.

E’ con questa Luce, che l’innamorato Paolo di Tarso illuminò e illumina le genti nel Nome dello Sposo.

Nella vita quotidiana, prima di operare qualunque cosa, sia minima sia grande, è necessario operare uno sforzo personale di luce; non si può procedere al buio; se vedo con attenzione, so dove metto il piede.

La tua parola è una lampada al mio piede ed una luce sul mio sentiero.[6]

La trasfigurazione personale inizia con la rigenerazione del proprio mondo. Occorre essere testimoni presenti ed attenti, quindi qualificati, alla trasfigurazione del Tabor.

Se io faccio quella che so essere la mia parte, col cuore puro di Abele, il Padre fa la sua e nessuno può superare la generosità della Divinità. Se do 1 ricevo 100, se do 10 ricevo 1.000 e se si continua il rapporto numerico, scompare qualunque proporzione immaginabile, dove il dare/avere non ha più significato.

L’abbondanza aumenta in modo esponenziale e la benedizione d’amore si propaga, come una reazione nucleare a catena. Al chiarore dell’aurora, in modo dolce, si hanno esplosioni di luce increata, e il minuscolo granello contiene in sé, in potenza, l’evoluzione delle galassie.

E tutto questo avviene nel silenzio della prima luce del mattino; è per questo che Maria, in relazione alla Terra, è anche la Vergine attenta della Porta dell’Aurora.

Luce! Anche una piccola fiammella si vede da grandi distanze; mai sottovalutare il giorno delle piccole cose; è per questo che occorre fare luce nel proprio quotidiano, partendo dalla quiete della propria stanzetta.

Ci si siede con calma e, accesa la candela del nostro Tabor, si lascia che i brontolii della carne e del sangue si ammansiscano, fino a tacere completamente; ci si apre alla presenza divina in piena fiduciosa attesa, mentre la debole luce illumina a poco a poco l’intera stanza e coloro, che sono lì presenti. Luce e sale! “Buona cosa il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri”.[7]

Un piccolo momento di presenza produrrà un sano ristoro, capace di infondere maggiore chiarezza d’idea, per lo svolgimento dell’attività quotidiana.

Se Maria è la Regina del Rosario dei Crociati[8], Lei è anche la Signora delle rose. Alcuni dicono che bisogna ” passare per la croce, se si vuole giungere alla rosa “, ad rosam per crucem.

Ma di quale qualità di rosa e di croce si vuole parlare?

Un amico, ad esempio, dice che non si può trovare una rosa senza spine. Non si possono raccogliere le rose, senza versare sangue [9].

“ Secondo una leggenda, narrata da P.Giacomo Oddi nel volume La Franceschina, l’Indulgenza del perdono d’Assisi, concessa nel 1216 per richiesta di Francesco per la chiesetta di Santa Maria degli Angeli da Papa Onorio III, per il giorno 2 agosto d’ogni anno, deve la sua origine proprio alla fioritura di quelle rose benedette. San Francesco la notte del primo gennaio per vincere una tentazione si gettò nudo in una macchia di rovi, ricoperti di neve. La leggenda afferma che quei rovi fiorirono di rose bianche e vermiglie.

Francesco colse alcune di quelle rose e le portò in chiesa, dove trovò Gesù e sua Madre ad attenderlo.

Ci fu un colloquio paradisiaco e come memoria di quella visita il Santo chiese l’Indulgenza per coloro che, pentiti dei peccati, entrassero a pregare nella piccola chiesa.

Per l’intercessione di Maria, Gesù accondiscese alla richiesta di Francesco, ponendo come condizione l’approvazione del Papa: perché è lui che lega e scioglie in terra.

A questa condizione, il Santo chiese quali argomenti avrebbe portato al Papa per convincerlo a rendere esecutivo il dono.  E Gesù: ” tolle de le rose rosce e bianche, nate nel mese di ienario, le quali tu ‘ ai colte nella disciplina del tuo corpo, portane quante te né pare…”[10]

Poi, si sa, intervengono i giochi di potere, che cercano di camuffare i fatti e vengono scritte e messe in bocca, a presunti testimoni accreditati, cose mai dette…

Però ci sono ancora testimoni attenti, che, con la loro presenza, permettono la ricostruzione imparziale dei fatti.

 

Particolare del rosone di facciata della Basilica di San Francesco, in Arezzo. Opera di mirabile fattura, realizzata dal Maestro vetraio francese Guglielmo di Pietro De Marcillat nel 1524.

Accanto al Maestro vetraio francese, con collegamenti più o meno palesi, operava un particolare gruppo di persone, che Guglielmo di Marcillat ha presentato nelle sue opere: non ultimo e non senza giustificato motivo, lo stesso Leonardo da Vinci. Col volto di questo Maestro, e non certo a caso, Raffaello Sanzio, anch’egli presentato da Guglielmo in questa vetrata, darà l’aspetto fisico al suo Platone nella Scuola d’Atene.

Penso che l’esempio di vita cristiana dato da San Francesco sia molto importante, in un momento delicato come questo attuale, dove l’umanità è stata marchiata, dalla diffidenza della separazione, prodotta dall’odio socio-politico- religioso-razziale-economico; arma che serve ai burattinai dello spirito per imporre la propria egemonia.

Occorre costruire una vera cultura planetaria, fondata sulla nobiltà umana, propria della razza umana, comprensiva dell’intera specie di tutte le età. Tutti uguali e figli a pieno titolo dello stesso Padre buono, quando avremo imparato a guardarci con gli occhi dell’amore del Cristo.

L’Amore non è un sentimento, ma è l’Energia del Padre, che va trasmessa a tutti, tramite la Comunità dei credenti risvegliata dalla Luce, senza tribunali e inquisizioni, ma col candore umile di Maria, la Madre sacra di tutti i viventi.

Occorrerebbe trasformare ogni atto della vita in una Pasqua permanente: chi dice rose, dice pasqua, chi dice pasqua, dice resurrezione.

Ma resurrezione di che, di chi o di che cosa?

Di Dio? La Divinità di Dio ha bisogno di risorgere?

Di Cristo? Ma Cristo, che è uno da sempre col Padre, non è forse già Dio?

Ma allora chi o cosa deve risorgere?

Qualche cosa o qualcuno che ha in sé, in modo evidente, la traccia divina: l’umanità forse?

E se fosse proprio l’Intera Umanità, nella figura dell’Uomo Universale, che, grazie al Paraclito, deve essere un esempio d’amore per tutti gli esseri che vivono nel sistema solare :

”… manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose, affinché nel tempo presente, ai principati ed alle potestà, ne’ luoghi celesti, sia data a conoscere, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio, conforme al proponimento eterno, ch’Egli ha mandato ad effetto nel nostro Signore, Cristo Gesù; nel quale abbiamo la libertà d’accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui.

Perciò io vi chiedo che non veniate meno nell’animo a motivo delle tribolazioni ch’io patisco per voi, poiché esse sono la vostra gloria … Per questa cagione, dico, io piego le ginocchia dinanzi al Padre, dal quale ogni famiglia ne’ cieli e sulla terra prende nome, perché Egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, d’esser potentemente fortificati mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, affinché, essendo radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità di dell’amore di Cristo, e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché giungiate ad esser ripieni di tutta la pienezza di Dio. Or a Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di là di quel che domandiamo o pensiamo, a Lui sia la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen.“ [11]

Re-surgere, ri-alzare, ma si alza di nuovo solo chi è disteso o chi è caduto…

E se ci fosse allora chi scende apposta per rialzarsi?

“L’alma alla sua stella riede”[12] dice Padre Dante, terziario francescano, indicando con questo il lignaggio della fratellanza, in cui l’Alighieri dimorava, oltre al suo essere Fedele d’Amore.

Sempre Dante, parlando a quella Chiesa ancora capace di ascolto, del transito di Francesco, dice con la sua consueta autorità: ” E del suo grembo l’anima preclara, mover si volle, tornando al suo regno”[13]. Una libera scelta del come, dove e quando tornare alla Casa paterna.

Ci s’incarna con lo scopo di trasfigurare in amore la Terra, che attende la carezza del Cielo. Le galassie attendono, con brama immensa, la manifestazione dei figli di Dio; chi sa ha il compito di svelare, ai principati e alle potestà dei luoghi celesti, la infinitamente varia sapienza di Dio, che si svela in tutta la sua maestà in Cristo Gesù, il Signore[14].

Francesco, creatura divina, può predicare agli uccelli perché conosce la lingua degli angeli. Ha un culto speciale per San Michele Arcangelo, che rappresenta anche un Ponte di transito speciale per l’Umanità, che sta attraversando un baratro particolare, in questo inizio di millennio. Non bisogna dimenticare che gli angeli non sono oggetto di adorazione ma ministri cooperatori dell’uomo, che ha il cuore secondo Dio (Marco 1,13).

C’era nella cappella della Verna – dove Francesco rivelò, sia in Lui sia fuori di Lui, in una notte di fuoco, il sigillo del Serafino, che già portava dentro vivente – un crocefisso brunito, dove la Croce è avvolta dalle Sei Ali del Serafino.

” San Francesco d’Assisi viene anche appellato “Serafico” perché, al momento di ricevere le stigmate, il Signore gli apparve in una visione in cui si mostrava Crocefisso e velato da sei ali come un Serafino; e dalle Sue mani, piedi e costato partirono i raggi che segnarono il corpo di Francesco rendendolo simile a Lui. Gesù esaudiva così la preghiera di Francesco: “Fa’ o Signore che io possa soffrire per te tanto quanto lo può una creatura umana e amarti quanto lo può un cuore umano”. I serafini vengono più volte menzionati nella Bibbia.  Secondo San Tommaso D’Aquino, i serafini presiedevano alla carità e i cherubini alla scienza.”[15]

Dopo la visita di Giovanni Paolo II alla Verna, 17 settembre 1993, quel crocifisso è stato sostituito con un altro, bello da vedere ma con valenza modificata .

Come san Bonaventura da Bagnoregio ha cercato di occultare la verità di Francesco d’Assisi, facendo chiamare il sacro posto dell’incontro fra il Serafino e Francesco,  cappella di san Bonaventura, allo stesso modo la prevaricazione è continuata anche al tempo di Giovanni Paolo II. Il calice brunito, sottratto, esprime la potenzialità realizzativa del divenire della stirpe umana, destinata, come anima collettiva, a fiorire nel Giardino del Cosmo, che l’attende come Rosa angelicata.

Bonaventura, col suo gruppo di potere, cercò di insabbiare la missione di Francesco; non potendolo fare bruciare vivo come eretico, si accanì contro Elia d’Assisi/Cortona, perché questo Grande, oltre che esserne amico – come Francesco – era diplomatico e consigliere di Federico II Hohenstaufen, l’Imperatore tedesco che rese possibile la libera adorazione in Gerusalemme sia agli ebrei, ai cristiani e ai musulmani, in nome della ragionevole tolleranza, senza guerra di religione, grazie all’accordo pacifico con Malik al Kamil.

Elia edificò la basilica di Assisi come architetto, mentre, da progettista, guidò la realizzazione di Castel Del Monte, monumento sapienziale e centrale energetica federiciana, che ancor oggi svolge un’opera particolare, per il quadrante occidentale.

Tutti i documenti del tempo, relativi ai rapporti fra Imperatore e primi francescani, sono stati o contraffatti o bruciati. Tutto per nascondere la grande verità che Francesco, nuovo Cristo, ha riportato agli uomini immemori, e quindi bisognosi di risorgere, che l’uomo, biologicamente, è l’olio della natura.

Come tale, immergendosi nella linfa vitale della terra, torna a galla, informando di sé tutta la sfera della vita evolutiva e compendiando in se stesso l’intero iter evolutivo della creazione.

Tale è la dignità nell’intero creato dell’Uomo Universale.

Nel salire a galla, l’Umanità come specie, porta nel proprio DNA l’intera creazione, dove cielo e terra, con tutti i loro abitanti, sono Uno.

Non abbiamo bisogno di parassiti, che sotto le spoglie ladronesche di falsi pastori, vogliono succhiare il nostro spirito vitale. Nella nostra costruzione fisica c’è il propellente che permette all’anima di muoversi agevolmente nell’ambito terrestre, restando proiettata e attiva nelle 11 dimensioni cosmiche.

L’amico Veggente, il Poeta Arthur Rimbaud aveva intuito questo in qualche modo, quando scriveva: “ ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d’oro da stella a stella, e danzo”.[16]

Questo Viaggiatore galattico, nel momento del suo transito, tra i deliri della cancrena, dove la morfina nulla più poteva, seppe invocare Allah, il più misericordioso, il più compassionevole e su Lui immediatamente scese l’agognata pace.

L’angelo ribelle è finalmente tornato alla Casa paterna, da Figlio.

Resurrezione, rotolare la pietra,[17] quella del vitriolvm, punto di passo, tanto ricercato da chi ama l’osso della mandorla, Luz o il soggiorno d’immortalità.[18] Eppure la via da percorrere passa diritta nello sguardo illuminato del bimbo, che ama per amare, senza sentire il bisogno di spiegare cosa sia l’amore. Il bimbo e gli angeli cantano, così le galassie gioiscono. Tutto questo avviene nella frazione del battito di ciglio.[19]

Il Padre è davvero buono, non dimenticarlo nella tua vita di ogni giorno.

 

[1] Il Re del Mondo,Rene Guenon, Ed.Adelphi Mi 1974, pag.74-75

[2] Gen. 1,2

[3] Matt.5,13-16

[4] Giov.3, 3-8

[5]  Gen.1, 26  E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e

sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.

27Dio creò l’uomo a sua immagine;a immagine di Dio lo creò;maschio e femmina li creò.

28Dio li benedisse e disse loro:”Siate fecondi e moltiplicatevi,riempite la terra;soggiogatela e dominate sui pesci del mare

e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente,che striscia sulla terra”.

29Poi Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è

il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. 30A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo

e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde”. E così

avvenne. 31Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto

giorno.

[6] Salmo 119,

[7] Marco 9,50.

[8][8] Leggenda medioevale della diffusione del sacro rosario in Europa dal ritorno dei crociati dalla Terra Santa.

[9] Abd Al Kadir Jilani.

    [10] “Piero della Francesca, Pittore teologo” di P. Giulio Renzi, Rettore della Basilica di S. Francesco d’Arezzo.

 

 [11]  Efesini 3, 9-21.

 

[12] Divina Commedia Par.IV, 52 Dante Alighieri, Bemporad Marzocco, 1965

[13] Divina Commedia Par.XI,115-16, Dante Alighieri, Bemporad Marzocco, 1965

[14] Ef. 3:9-21.

        [15] Wikipedia,Gerarchia degli angeli.

[16] Opere,Arthur Rimbaud,Ed. Feltrinelli,1969 Mi,Frasi pag.271

[17] Inf.XXXIV,131

[18] Il Re del Mondo, Adelphi 1977 Mi, cap.VII.

[19] Capacità d’amore,Franco Napoletano,Ed.La Riflessione,2012,pag18 e segg.

Piccolo commento alla Trasfigurazione di Raffaello Sanzio, Maestro sapienziale.

 

 

La trasfigurazione al Monte Tabor è il destino dell'Umanità
Trasfigurazione di Raffaello Sanzio, Maestro.          Riferimento a Marco 9.

Che ci fanno, e soprattutto chi sono, i due  Giovani  in alto a sinistra, dipinti in atto di attenta Presenza, da veri testimoni svegli e oranti della Trasfigurazione di Gesù,davanti a Mosè ed Elia, coi quale Egli discute di fatti che devono avvenire, morte e resurrezione comprese (mentre si ha anche una rappresentazione trinitaria con la Nuvola da cui si ode uscire  la Voce Spirito Santo del Padre, che invita ad ascoltare il Figliolo) mentre i tre apostoli non sanno che dire e che fare di sensato davanti a fatti straordinari, superiori alla loro capacità di intendere.

Che Raffaello, poi sia soprattutto Maestro di Bellezza e di Sapienza, è indiscusso. Nella sua Trasfigurazione il Maestro si rifà liberamente, ma con Autorità, al capitolo 9 del vangelo di Marco di cui riporta, a mio avviso almeno tre episodi distinti:
1. la trasfigurazione propriamente detta,
2. la guarigione di un fanciullo epilettico
3. le affermazioni coi “misteriosi” versetti 38-40 di Marco 9 nei quali si parla di un’ sequela in atto, svincolata dall’autorità dei 12, che ancora non hanno compreso cosa significa amare Dio e servire in umiltà l’Umanità, come ultimi, col cuore di bambini. Si veda il vangelo di Marco 9,33-37.